Informazioni e osservatorio legale sugli strumenti finanziari derivati
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VERSO L’APPROVAZIONE DELL’ARTICOLO 33 DELLA LEGGE DI STABILITA’ 2015. IL COMUNICATO DI PROTESTA DI ADUSBEF

Le grandi banche di affari come Goldman Sachs, Credit Suisse, Morgan Stanley, che hanno venduto swap e derivati tossici allo Stato, acquistati dai vertici del ministero delle Finanze per 160 miliardi di euro negli anni 90, quando il numero uno della Bce Mario Draghi era direttore generale del Tesoro (ministro dell’Economia era Azeglio Ciampi e governatore di Bankitalia Antonio Fazio) per rientrare negli obiettivi di deficit fissati dalle autorità europee, rinegoziati nel 2012 perché le banche avevano l’esigenza di ridurre il rischio rappresentato dal nostro Paese  con gravi perdite per le casse pubbliche, hanno appena ottenuto dal Governo Renzi e dal ministro dell’Economia, i più fedeli camerieri dei banchieri, l’ennesima garanzia statale con l’articolo 33 legge stabilità, appena approvata dalla commissione finanze della Camera dei Deputati. [Continua a leggere →]

Recita infatti l’articolo 33 del progetto di Legge di Stabilità: «Il Tesoro è autorizzato a stipulare accordi di garanzia bilaterale in relazione alle operazioni in strumenti derivati. La garanzia è costituita da titoli di Stato di Paesi dell’area dell’euro denominati in euro oppure da disponibilità liquide gestite attraverso movimentazioni di conti di tesoreria o di altri conti appositamente istituiti. Ai conti di tesoreria, ai conti e depositi, di titoli o liquidità, intestati al Ministero presso il sistema bancario e utilizzati per la costituzione delle garanzie si applicano le disposizioni del comma 6 dell’articolo 5. Con decreto del Ministro sono stabilite le modalità applicative del presente comma».
La commissione finanze della Camera (con l’opposizione del M5S) ha autorizzato il Tesoro «a stipulare accordi di garanzia in relazione alle operazioni in strumenti derivati», clausola capestro nota  come “Double way Credit Support Annex (CSA), che obbliga la parte su cui grava la perdita potenziale a garantire i pagamenti futuri sui contratti derivati attraverso un deposito di garanzia, e poiché  con gli attuali bassi tassi di interesse, con “mark to market” negativo, grava sullo Stato la perdita potenziale, il Tesoro si obbliga a dover postare “collaterale” a garanzia degli impegni assunti, in modo da immunizzare le banche dal rischio di controparte. Situazione analoga a quella in cui si è trovata Banca Mps verso Nomura e Deutsche Bank nelle operazioni Santorini ed Alexandria, con MPS che a garanzia degli impegni assunti, è stata costretta a versare garanzie collaterali per 5 miliardi di euro ed al crack MPS, impedito con 4,1 miliardi di Monti bond.
Nel giugno 2012,  dopo l’allarme lanciato dal Financial Times sui  risvolti preoccupanti per i conti pubblici rispetto ad una quantità di derivati sottoscritti,  con il governo Monti  che in soli sei mesi riuscì a ristrutturare contratti per 30 miliardi di euro, consolidando 8,1 miliardi di perdite, sborsando cash oltre 2,5 miliardi di euro a Morgan Stanley, dove lavora l’ex Ministro del Tesoro Domenico Siniscalco ed il figlio di Mario Draghi, presidente Bce e direttore generale del Tesoro tra il 1991 ed il 2001, prima di essere arruolato da una delle banche d’affari che ha appioppato derivati tossici, Adusbef e Federconsumatori presentarono esposti-denunce a 10 procure della Repubblica, sottolineando come non sia più tollerabile che banche d’affari e tecnocrati del Tesoro facciano profitti su contratti fraudolenti.
Negli esposti, dopo aver chiesto di indagare sui tecnocrati che hanno prosperato attorno al Ministero del Tesoro, quali Draghi, Grilli, La Via, ed altri furbetti fomentati dalle banche d’affari, che poi hanno ripagato i ‘civil servant’ con lavori o consulenze lautamente pagate, Adusbef e Federconsumatori avevano chiesto di sequestrare i contratti derivati i quali, analogamente a Santorini ed Alexandria del Monte dei Paschi di Siena, sono stati ristrutturati con perdite rilevanti per lo Stato. Il gravissimo danno causato dalle banche di affari, come Goldman Sachs, che ha poi assunto Mario Draghi nei primi anni novanta; Morgan Stanley, che ha cooptato l’ex Ministro del Tesoro Domenico Siniscalco; Credit Suisse, che ha arruolato l’ex direttore e poi ministro Vittorio Grilli, in un sistema di porte girevoli con il ministero dell’Economia, non è più tollerabile in una fase di crisi drammatica per milioni di famiglie italiane e di giovani senza futuro.
Adusbef e Federconsumatori, nel prendere atto dell’ennesima norma capestro scritta ad hoc da tecnocrati e cleptocrati del Tesoro, ad uso e consumo delle banche di affari,  continueranno a denunciare i derivati avariati che hanno generato la crisi sistemica ed intossicato l’economia reale con la perdita di 30 milioni di posti di lavoro dal 2007 con lo scoppio della bolla dei sub-prime, continueranno a denunciare il disastro derivati e gli ingenti danni pagati dalla collettività, su conti pubblici e future generazioni.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

Roma, 18.11.2014

Link all’articolo: http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=9356&T=P

 

27 novembre 2014   Nessun commento

IL RUOLO DEI DERIVATI FINANZIARI NELL’ECONOMIA GLOBALE E NELLO SCENARIO ITALIANO (2^ PARTE)

di Giuseppe Angiuli

 Seconda parte dell’articolo pubblicato sulla rivista “Indipendenza” n. 36, luglio/agosto 2014
(qui la prima parte)

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1 settembre 2014   Nessun commento

IL RUOLO DEI DERIVATI FINANZIARI NELL’ECONOMIA GLOBALE E NELLO SCENARIO ITALIANO (1^ PARTE)

di Giuseppe Angiuli

 Prima parte dell’articolo pubblicato sulla rivista “Indipendenza” n. 35, novembre/dicembre 2013

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14 gennaio 2014   Nessun commento

PER LA CORTE D’APPELLO DI MILANO IL DERIVATO OTC E’ UNA SCOMMESSA LEGALMENTE AUTORIZZATA

Commento a cura dell’avv. Giuseppe Angiuli

Anche le scommesse, per essere considerate valide, devono essere soggette a delle precise regole, pena la loro nullità: è questo il senso dell’interessante pronuncia emessa dalla Corte d’Appello di Milano (I^ sez. civile, sentenza n. 3459 del 18.9.2013, Presidente la dott.ssa Sodano, relatrice la dott.ssa Raineri), gentilmente segnalataci dal prof. Daniele Maffeis.

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25 settembre 2013   Nessun commento

MPS, DERIVATI A RISCHIO. POSSIBILE BUCO DA 740 MILIONI

da “La Repubblica” del 22 gennaio 2013

Nuovi guai da prodotti strutturati per il Monte dei Paschi di Siena. Dopo il caso Santorini, spunta il derivato Alexandria stipulato con Nomura. Secondo i revisori della Pwc, la banca rischia una perdita di 740 milioni di euro

MILANO – Spunta un nuovo caso derivati per il Monte dei Paschi di Siena. Nei gironi scorsi era stata scoperta una transazione con Deutsche Bank, oggi un’altra con Nomura. Il contratto, secondo la ricostruzione del Fatto che ne ha dato notizia, impone subito una correzione nel bilancio di 220 milioni di euro ma i consulenti di Pwc e Eidos stanno cercando di quantificare il buco reale nei conti del Monte che, secondo una fonte anonima citata dal giornale, potrebbe salire a 740 milioni di euro. [Continua a leggere →]

Il titolo in Borsa
L’operazione Alexandria, al vaglio anche della Procura di Siena, sarebbe servita a Mps per “abbellire il bilancio 2009” scaricando su Nomura le perdite di un derivato basato su rischiosi mutui ipotecari che poi i giapponesi avrebbero riversato sul Monte attraverso un contratto ‘segreto’ a lungo termine non trasmesso dall’allora vertice di Mps, guidato da Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, ai revisori dei conti Kpmg e a Bankitalia.

Il Cda presieduto da Profumo, che sta cercando di far luce sui derivati ‘segreti’ sottoscritti sotto la gestione Mussari, ha già ricevuto una relazione di otto pagine dal titolo ‘Alexandria’ che verrà discussa il prossimo 24 gennaio, alla vigilia dell’assemblea di Mps, e in cui si parla anche di un altro derivato in perdita per il Monte, l’operazione ‘Santorini’. La relazione, firmata dall’ad Fabrizio Viola, sottolinea che “a fronte dei possibili impatti patrimoniali” derivanti da queste “operazioni strutturate” il cda ha aumentato da 3,4 a 3,9 miliardi di euro le richieste di Monti Bond al Tesoro.

Le reazioni dei protagonisti
Il caso Alexandria ha provocato un botta e risposta tra i protagonisti. Nomura, banca controparte dei senesi nel derivato sotto esame, ha dichiarato che “l’operazione è stata rivista e approvata prima dell’esecuzione ai più alti livelli all’interno del Monte Paschi, incluso il consiglio di amministrazione e il presidente Mussari, ed era stata esaminata dai revisori di Kpmg”. La banca giapponese ha aggiunto che “si è comportata correttamente, e ha vinto il mandato grazie al prezzo competitivo della sua proposta”. Versione contestata dai revisori contabili, che hanno messo per iscritto “di non essere mai stata messa a conoscenza di alcun accordo di natura riservata risalente al 2009 tra Mps e Nomura”. Anche la banca senese, con due comunicati, ha voluto dire la sua. Nel primo, informando che un cda entro metà febbraio darà completa trasparenza su tutte le operazioni strutturate della passata gestione; nel secondo, informando che il caso Alexandria non è mai passato al vaglio del cda Monte dei Paschi (con ciò, forse, configurando una condotta inappropriata da parte del vertice uscito l’anno scorso).
Perfino il capo del collegio sindacale Mps dell’epoca ha avuto parole poco rassicuranti a riguardo: “Non ricordo se un’informativa sul caso Alexandria sia mai stata portata in consiglio.- ha detto Tommaso Di Tanno, ex presidente del collegio sindacale – Se lo è stato fatto era talmente paludata da essere incomprensibile”.

Le polemiche
“I contribuenti italiani hanno il sacrosanto diritto di conoscere la genesi fedele delle operazioni spericolate in derivati, denominate ‘Santorini’ ed ‘Alexandria’, messe in piedi nel 2009 dall’attuale presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, e soprattutto perchè sia la Consob che Bankitalia non hanno mosso rilievi a tali rischiose operazioni che ne hanno minato la stabilità”, ha chiesto il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, sperando che la vigilanza sia in grado di chiarire l’esatta genesi dei derivati ‘segreti’ sottoscritti sotto la gestione Mussari”. Da Siena, Comune e Provincia, grandi elettori della fondazione Mps che è primo azionista della banca, hanno preso le distanze in modo polemico dall’avvocato di Catanzaro che era stato numero uno dell’ente socio, per poi “scendere” in banca nel 2006. L’ex sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi (Pd), ha chiesto che il nuovo management della banca intraprenda un’azione di responsabilità contro la passata gestione, per “le ipotesi di gravi irregolarità che stanno emergendo”. Così ha detto invece il presidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini: “Auspichiamo venga fatta chiarezza sulle vicende e sulle eventuali responsabilita oggi emerge con forza quanto lo scorso anno fosse urgente il rinnovamento: una svolta radicale che era necessaria per affrontare una situazione di estrema difficoltà che già allora si stava manifestando. Secondo gli analisti finanziari, che hanno guidato il mercato a vendite pressanti dell’azione Mps, il danno è più che altro reputazionale, perchè la banca aveva già informato di un ampliamento di 500 milioni del prestito Monti bond, per far fronte alle perdite. La notizia ha un “impatto negativo dal punto di vista reputazionale” della banca, hanno scritto gli analisti di Equita -. “Sotto il profilo quantitativo il calo degli spread sui titoli di stato dovrebbe permettere di assorbire agevolmente questa nuova perdita”.

Link all’articolo

23 gennaio 2013   Nessun commento

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